Per noi occidentali abituati alla scissione tra ragione e fede, separare la filosofia di un’antica tradizione dalle sue concezioni scientifiche arcaiche appare un passaggio quasi naturale. Possiamo apprezzare l’insegnamento etico o psicologico del Buddhismo pur sapendo benissimo che la Terra è sferica e orbita intorno al Sole. Quando però, una cosmogonia antica che non è un semplice “sfondo filosofico”, bensì l’architettura stessa su cui si fonda la pratica rituale e meditativa si confronta con la scienza moderna, crea un cortocircuito.
Nel Buddhismo Vajrayāna (o esoterico), il maṇḍala non rappresenta un elemento decorativo né un’allegoria generica: è la cosmogonia tradotta in forma visiva e meditativa, la rappresentazione stessa dell’Universo.
La struttura cosmologica dell’Abhidharma descrive una Terra piana al cui centro svetta il Monte Meru (l’asse del mondo), circondato da continenti e isole, con i dischi del Sole e della Luna che gli orbitano attorno: questo rappresenta il “mondo esteriore”. Nelle pratiche esoteriche del processo di creazione, il meditante visualizza la dimora delle divinità proprio sulla cima del Monte Meru. Attraverso questa struttura precisa, il praticante si identifica con la divinità al centro per purificare la propria percezione e trasformare la realtà.
Se si rimuove il Monte Meru o la concezione del cosmo piatto e stazionario, viene meno l’intero “supporto” su cui poggia la manifestazione divina e la pratica dell’offerta del mandala. Come notava il maestro Thinley Norbu, critico verso i tentativi di modernizzazione: se si nega l’esistenza del cosmo tradizionale insegnato nei testi, come si può continuare a visualizzarlo o a offrirlo nei rituali senza cadere in una contraddizione interna?
Di fronte all’evidenza scientifica, il XIV Dalai Lama ha adottato una posizione di grande apertura: se la scienza dimostra in modo definitivo che un’affermazione del Buddhismo è falsa, il Buddhismo deve abbandonarla. Da qui la proposta di superare la cosmologia dell’Abhidharma.
Se questo approccio funziona sul piano esoterico e filosofico generale (exoterico), crea un dilemma profondo per le correnti più tradizionaliste e per la pratica tantrica. Infatti, il sistema solare non è un mandala e non è possibile sostituire il Monte Meru con la cosmologia astronomica moderna: la rappresentazione scientifica dello spazio non offre un “centro incrollabile” né una struttura simbolica adatta all’identificazione meditativa. In che modo, dunque, la tradizione spirituale può aggiornare la propria cosmogonia senza snaturare il rito?
Questo problema non appartiene solo al Buddhismo, ma è la sfida condivisa da quasi tutti i sistemi di fede tradizionali quando si scontrano con la modernizzazione del pensiero. Quando la verità empirica smentisce il testo sacro o il mito di fondazione, le strade possibili rimangono limitate. La prima è la via simbolico-psicologica, che porta a considerare la cosmografia del mandala non come una descrizione geografica o fisica della materia, ma come una mappa interiore della mente e della coscienza. Una seconda strada è quella del doppio binario: adottare la visione scientifica per muoversi nel mondo materiale e mantenere la struttura cosmologica antica esclusivamente come codice rituale per la meditazione. Infine, c’è la terza via, quella dell’essenza oltre la forma, che ricorda l’insegnamento centrale del Buddha stesso: la liberazione dal soffrire (saṁsāra) non dipende dalla forma della Terra. Che il pianeta sia piatto o sferico, la sua natura profonda resta impermanente e illusoria.
Ma se si cambia la struttura antica, si cambia anche l’interpretazione? La modernizzazione impone una scelta complessa, soprattutto per le comunità tradizionali e osservanti per cui le radici arcaiche non sono dissociabili dalla visione filosofica: preservare la fedeltà alla forma rituale antica o reinventare il linguaggio simbolico della propria fede per non farlo svanire nel mondo della scienza.
Questo testo è una rielaborazione liberamente tratta dagli spunti di riflessione e dagli studi curati da Pema Jigdrel (© 2023 Pema Jigdrel – Ogyen Samten Ling, Muni – Condove) dedicati al confronto tra la cosmologia buddhista tradizionale, la pratica esoterica del maṇḍala e la scienza moderna.
foto di copertina: Bhutanese thangka of Mount Meru and the Buddhist universe, 19th century, Trongsa Dzong, Trongsa, Bhutan



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