La Stele di Caven deve il suo nome al luogo in cui fu ritrovata dell’archeologa dott.ssa Maria Reggiani Rajna nel febbraio del 1940, nei pressi di Teglio in Valtellina. E’ una pietra di ca 80 cm di altezza,databile al III millennio a.C., sulla quale si trovano diverse incisioni.

Sono proprio queste incisioni ad attrarre l’attenzione. Nella parte superiore  una serie di cerchi concentrici, con due cerchi ai lati ed delle protuberanze che farebbero pensare ad un figura antropomorfa interpretata come una divinità femminile, ai suoi piedi una serie di 11 linee che formano una “U” e in angolo due grosse doppie spirali. La stele si presenta come un interessante rompicapo.

A quasi ottant’anni dal suo ritrovamento le interpretazioni sono numerose ma nessuna può vantarsi di essere quella definitiva e certa. Numerosi studiosi di diverse discipline che si sono impegnati nella codificazione delle incisioni hanno potuto esprimersi e tentare una lettura a partire dalla Reggiani stessa che interpretava le sue linee e i suoi cerchi come raffigurazioni della Dea Madre delle origini, ad Adriano Gaspani, ricercatore dell’Osservatorio Astronomico di Brera, che in anni piu’ recenti l’ha definita “teomorfo a dischi concentrici con tre appendici a forma di coda” riconoscendo in quelle incisioni la riproduzione sacra di una stella cometa, fino all’individuazione da parte della  Silvana Onetti che nella Stele di Caven riconoscerebbe il tentativo di riprodurre una mappa geografica della valle di Teglio e del fiume che lì’ scorre.

L’individuazione di questa serie di pietre incise, di cui la stele in questione e’ la n.3, il cui significato ha a che fare con l’aspetto spirituale e comunque sacro delle prime comunità della storia umana riporta l’attenzione sul potere del cerchio. Fin dalla preistoria, in un tempo in cui i poteri della natura erano riconosciuti come portatori di messaggi dell’universo e delle divinità il cerchio diventa il simbolo del sacro. Un significato che non e’ cambiato con il passare del tempo.

Il cerchio si dimostra espressione di una visione “circolare del mondo, della realtà e della vita”. Ed era un punto di riferimento, un simbolo sacro e l’espressione della spiritualità nelle culture primitive la cui eredità arriva fino a noi come archetipo. Radicato nella memoria della coscienza umana il cerchio diventa modello per esprimere un concetto di sacralità’ che non sfugge a livello emotivo e istintivo dopo tanti millenni al punto che pur avendo perduto la capacità’ di decodificare i simboli nel loro linguaggio originale tutti gli studiosi di tutte le aree intervenuti per interpretare il petroglifo hanno ritenuto comunque che si tratti di una stele sacra, un punto di riferimento per gli abitanti della Valle di ca 3000 anni fa.

In questo senso il potere del cerchio si trasforma in un cammino sacro come il mandala e si rivela allegoria e prezioso strumento per lo sviluppo della conoscenza di se’ e dei legami con il creato e le forze della natura.  

Fonti:

Notiaziario Istituto Archeologico Valtellinese

M.Gimbutas, Il linguaggio della Dea

Fonte originale: Mandalaweb.info – https://sites.google.com/a/mandalaweb.info/web/approfondimenti/news/mandalaearcheologialasteledicaven

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