Il mandala è un mezzo attraverso cui esprimiamo noi stessi, il nostro legame con la natura, l’universo, le esperienze quotidiane e la nostra spiritualità. Tutto questo ha a che fare con le emozioni.
Le emozioni sono l’espressione di ragione e sentimento, sono reazioni psicologiche e fisiologiche che proviamo rispetto alle situazioni che ci coinvolgono. E sono molto importanti. Le emozioni ci aiutano a comunicare, basti pensare al nostro viso o alle espressioni che costellano la nostra comunicazione: quando siamo allegri e felici spesso sorridiamo, quando siamo tristi o preoccupato il viso appare tirato, lacrimiamo.

Già gli Egizi e dai Cinesi millenni prima di Cristo studiarono le emozioni credendo che risiedessero nel cuore, fino a quando Ippocrate nel IV secolo a.C. scrisse che invece le emozioni dimorano nel cervello. Tuttavia nel linguaggio comune le emozioni risiedono ancora nel cuore, basti pensare alle frasi “avere a cuore una situazione, avere un cuore tenero, avere un cuore di pietra, il cuore pesante o gonfio di gioia”, o basti pensare alle poesie, alla letteratura, o alla musica dove molte canzoni sono dedicate al cuore e ai sentimenti che contiene.

Nell’epoca moderna è stata data una concezione più scientifica sulla sede delle emozioni che sono alloggiate nel cervello, nel XX secolo arrivano le definizioni più sofisticate, secondo cui il cervello o meglio il cosiddetto sistema limbico è alla base della percezione delle emozioni. Ne parlano sia Daniel Goleman sia Robert Plutchik. E quest’ultimo è l’autore di un interessante schema di emozioni che poi ha rappresentato in un fiore a stella che richiama un fiore mandalico.

L’aspetto interessante della ruota o fiore di Plutchik che vede nel centro le emozioni più forti e nella periferia quelle più stemperate, fino a creare un mélange nella parte più esterna, è la similitudine con il mandala tradizionale tibetano.

ruotadel samsara 3 veleni

Nella cosiddetta “ruota della vita”, non propriamente un mandala quanto piuttosto il primo esempio didattico fornito dal buddismo per comprendere il ciclo di vita, morte e rinascita chiamato Samsara, le emozioni risiedono al centro, nel mozzo, e sono raffigurate mediante l’allegoria di tre animali il serpente (la rabbia), il maiale (l’ignoranza) e il gallo (l’attaccamento). Queste tre emozioni negative, chiamate anche “veleni” inquinano la nostra anima, il nostro mondo interiore e non ci permettono di arrivare alla piena realizzazione di noi, all’illuminazione e quindi alla consapevolezza.
Anche nel mandala dei Cinque Buddha (Dhyani-Buddha), una grande parte hanno le emozioni, infatti ogni Buddha corrisponde ad una emozione e al suo potere trasformativo, ci sono poi mandala di divinità irate, mandala di divinità protettrici, questo ci fa riflettere sull’importanza che nel mandala occupano le emozioni.

Nel percorso di conoscenza di noi stessi, in qualunque direzione andiamo, scopriamo che le emozioni, dominano la nostra vita, esattamente come la ragione. Quando l’uno vuol prevalere sull’altro o quando l’emozione ci guiderebbe da una parte e la razionalità dall’altra allora si verificano i momenti di crisi. Si rimane paralizzati in una incertezza o inettitudine o ancora totale disorientamento. Scoppiano le ansie e perdiamo gli equilibri, spesso fino ad ammalarci. A questo proposito, un grande esempio ci viene offerto dal celeberrimo romanzo di Jane Austen “Ragione e Sentimento” pubblicato nel 1811, dedicato proprio alla differenza dei caratteri delle due sorelle Elinor e Marianne Dashwood una espressione della ragione, rispettosa delle convenzioni, razionale fino all’estremo sacrificio del suo amore e l’altra per contro preda dei suoi sentimenti, delle sue emozioni, sventata e irriverente, dovranno entrambe attraversare molte crisi e molte peripezie per arrivare a vivere un sano equilibrio e ad un lieto fine.

Rispettare i nostri bisogni, trovare il modo di esprimere noi stessi, vivere secondo le nostre inclinazioni tutto questo ci apre la strada ad un benessere interiore che si riflettere innegabilmente nel quotidiano.

Nel fiore di Plutchik le emozioni hanno una loro precisa collocazione, l’immagine viene riprodotta come un fiore con dei petali attraversati da cerchi concentrici che delimitano una serie di livelli al centro si trovano le manifestazioni più intense che derivano dalle emozioni primarie (collocate nel livello mediano) che sono: gioia, fiducia, paura, sorpresa, tristezza, disgusto, rabbia, aspettativa. Verso l’esterno invece abbiamo le manifestazioni di minore intensità e scopriamo che più andiamo verso l’esterno più le emozioni si combinano tra loro e in qualche modo diminuiscono d’intensità.

Le emozioni quindi sia quelle più intense che quelle meno intense corrispondono ad un linguaggio, non verbale e spontaneo, legato ad una serie di fattori esterni ed interni che lo scatenano.

Anche il mandala esprime emozioni e sensazioni legate al nostro vissuto; specie in quello individuale, quello cioè creato in maniera istintiva, qui le emozioni seguono un percorso autonomo e immediato e ci raccontano molto di noi. E non necessariamente hanno una collocazione specifica, fluiscono secondo l’intuizione e la creatività.

La colorazione del mandala in questo senso ci aiuta da un lato a focalizzare le nostre emozioni e quindi a scoprire quali bisogni esprimono, dall’altro ci sostiene nel ricollocare i nostri bisogni nella posizione più consona per raggiungere un equilibrio sano e consapevole con cui vivere.

Fonti:

Daniel Goleman, Intelligenza emotiva

Robert Plutchik, Psicologia e Biologia delle emozioni

Chogyam Trungpa, Orderly the Caos, The Mandala Principle

Martin Brauen, Mandala, il cerchio sacro del buddismo tibetano