di Annalisa Ippolito

…in verità prendersi del tempo quieto per tornare a noi stessi
con consapevolezza è l’unica cosa che contribuirà a sanare la nostra sofferenza.
Thich Nhat Hanh, Il dono del silenzio

Continuno le rifessioni legate al messaggio della giornata Giornata Internazionale dello Yoga, dedicata quest’anno a “Yoga for Wellness, Wisdom and World Peace”.
Nel linguaggio dello yoga e della filosofia buddhista, la chiarezza mentale, o saggezza, non coincide con il controllo assoluto dei pensieri, ma con la capacità di osservare ciò che accade dentro di noi con maggiore presenza e lucidità.
Anche il mandala, nella sua struttura simbolica e circolare, rappresenta un percorso di orientamento interiore: dal caos all’armonia, dalla dispersione alla centratura. Sappiamo quanto immagini, simboli e pratiche contemplative possano favorire attenzione, ascolto di sé e consapevolezza emotiva. Per questo il mandala non è un elemento artistico, ma uno spazio di riflessione e trasformazione personale.

Nella tradizione buddhista tibetana, il bodhisattva Chenrezig (Avalokistesvara), figura della compassione e della saggezza consapevole, rappresenta anche la capacità di vedere con chiarezza la sofferenza propria e altrui, senza separazione né giudizio. Una presenza simbolica che ricorda come la lucidità mentale non sia freddezza, ma apertura e comprensione profonda.
E se la vera saggezza non fosse riempire continuamente la mente, ma imparare a creare uno spazio interiore più silenzioso, stabile e presente?
Forse la saggezza inizia imparando a fare spazio, lentamente, a una mente più calma e presente?

Dopo la pausa estiva continueremo ad attraversare i legami tra mandala, arte spirituale buddhista, meditazione e ricerca interiore, lasciandoci guidare da simboli, immagini e riflessioni spirituali… per ora cominciamo a riflettere.