di Annalisa Ippolito

Questo mandala, dipinto su cotone nel XV secolo e proveniente dal Tibet Centrale, è concepito come la proiezione dall’alto di un palazzo celeste tridimensionale. La struttura poggia su un cerchio di petali di loto, circondato da un anello di fiamme colorate che simboleggiano la pura consapevolezza. Quattro porte a forma di “T”, sorvegliate da guardiani, segnano l’accesso a uno spazio sacro racchiuso da mura policrome e decorato da sedici dee delle offerte.

Al centro di questa architettura simbolica si erge Vajrapani di colore bianco. La sua figura è l’emblema dell’equilibrio: nella mano destra, all’altezza del cuore, tiene il vajra (forza spirituale), mentre nella sinistra, al fianco, regge la campana (saggezza). Attorno a lui, lungo le direzioni principali e intermedie, si dispongono i Quattro Grandi Re e quattro vasi iniziatici, simboli di abbondanza e trasformazione interiore.Il pavimento del palazzo, suddiviso in quadranti rosso, verde, giallo e blu, evoca l’armonia delle energie cosmiche. Tipico dello stile nepalese del monastero di Ngor, il dipinto usa il rigore geometrico e l’intensità dei colori per favorire un’esperienza di centratura e stabilità psichica.In questa mappa dell’interiorità, come evidenziato dall’analisi iconografica dello studioso Jeff Watt, ogni dettaglio concorre a un senso di ordine profondo, dove la forma e il vuoto si incontrano nel rintocco silenzioso della consapevolezza.

Immagine di copertina The Brooklyn Museum of Art