Tra Storia, Mitologia e Religione: Interessanti simboli che meritano di essere almeno accennnati. Il bue e l’asino sono simboli antichi e di valenza opposta. La loro presenza nel presepe coincide con l’assimilazione di molte culture e di significati nascosti. Fin dalle origini  la Chiesa di Roma dovette sostituire con immagini la scrittura ed affidare alle allegorie il compito di educare, catechizzare ed istruire i fedeli scarsamente alfabetizzati o totalmente analfabeti. Cosi’ era evidentemente piu’ semplice intessere e utilizzare simboli gia’ presenti e assimilarli fino a sostituire le origini mitologiche con quelle crisitane. 

Il bue e’ una figura simbolica antitetica a quella del toro ma entrambe coesistono nei miti e nelle religioni di mezzo mondo.  Nel bue, i significati attribuiti al toro risultano smorzati e trasformati in positivo. Il toro e’ simbolo della violenza fecondatrice  che il bue imbriglia in favore di una piu’ pacifica e pacificata visione familiare. Nel presepe e contrapposto all’asino il bue rappresenta le forze celesti e pure che si umanizzano nel corpo del Gesu’ bambino. Da qui il simbolo dell’alitare sul bambino, non solo come tradizione popolare vuole per riscaldarlo, ma anche per trasmettergli le forze vitali. 
Il bue e’ un animale sacrificale, regale al tempo stesso ma noto per essere mansueto, pacifico e  sensibile. Al contrario del toro e’ simbolo di forza tranquilla, di potenza del lavoro e del sacrificio. La trasformazione del simbolo del toro nel bue e’, ai fini della trasmissione del messaggio evangelico di pace, amore e sottomissione, piu’ consono e utile. In Asia si ha un grande rispetto per il bue, e’ considerato un prezioso aiuto per l’uomo e spesso e’ utilizzato come cavalcatura, lo stesso Lao-tzu si dice che cavalcasse un bue verso i giardini dell’Ovest

Sculture di pietra raffiguranti buoi si trovano in molti templi shintoisti. In Cina il bue rappresenta il freddo invernale e un emblema della potenza dello yin, la forza passiva e femminile. Sempre in Cina il dio Shen-nung inventore dell’agricoltura e’ raffigurato da una testa di bue con le corna a sottolineare l’importanza di questo animale anche nello svolgimento delle incombenze agricole. Nell’area del Mediterraneo, il bue era sacro  in Egitto, con il nome di Bue Apis, una divinita’ legata ai riti della nascita della morte, veniva spesso rappresentato con  un disco di sole tra le corna formate da una mezza luna. Anche nel resto dell’Africa settentrionale il bue era considerato sacro a lui erano offerti sacrifici per beneficiare di arature abbondanti e per propiziare la fecondazione della terra. In Grecia il bue era un animale sacro al Sole. Omero immortala questa credenza nell’episodio dell’Odissea in cui i compagni affamati di Ulisse, nell’isola di Trinacria  nonostate ogni ammonimento non resistono e mangiano dei buoi bianchissimi del Sole morendo tutti.  Perfino la fondazione di Roma ha una leggenda che rimanda al bue. Si narra che Romolo avrebbe attaccato un vomere al giogo di un bue e una vacca per tracciare il perimetro della citta’ eterna.
L’asino all’opposto rappresenta le forze terrestri e ha una valenza negativa anche nel Presepio.Rappresenta l’istinto piu’ basso dell’uomo che svolge la sua vita interamente sul piano terreno e sregolato. Probabilmente indicava le angustie e le tentazioni che avrebbero accompagnato Gesu’.

L’asino in realta’ ha una storia iconologica complicata. Nell’antico Egitto era una delle creature piu’ temibili che l’uomo potesse incontrare nel suo viaggio nell’oltretomba, “l’asino rosso”. La cui evoluzione appare nella “bestia scarlatta dell’Apocalisse”. Nell’antica Cina invece era una delle cavalcature degli immortali. Diverse contaminazioni contribuiscono a una lettura oscillante tra il positivo e il negativo. La presenza dell’asino nel presepe e’ negativa in quanto opporrebbe le profezie malefiche  a quelle benefiche del bue. Nella vita del Messia l’asino e’ elemento ambivalente.

E’ la cavalcatura che porta Maria e Gesu’ in salvo in Egitto (era pero’ una femmina e questo cambia la lettura perche’ le asine sono un elemento sempre positivo di umilta’ e  mansuetudine), e’ la cavalcatura che porta Gesu’ a Gerusalemme la domenica della Palme, ma incarnerebbe secondo un’altra lettura il simbolo delle forze malefiche che Gesu’ sara’ capace di li’ a poco di vincere con il suo sacrificio. La letteratura e le credenze antiche pullulano di letture ambivalenti e opposte. L’asino d’oro di Apuleio e’ un esempio di come l’uomo abbandonandosi ai piaceri sfrenati della vita dimentichi la sua natura umana e il retto cammino della inziazione ai saperi spirituali e solo per l’intervento divino di Iside e dopo essersi spogliato delle sue vesti di Asino puo’ tornare ad essere uomo. Anche Mida ricevette orecchie d’asino per aver preferito alla musica del tempio di Delfi la musica del flauto di Pan, cosa che il divino Apollo non gradi’. Nella pittura del Rinascimento l’asino fu interprete dei sentimenti e stati d’animo negativi come la pigrizia e la depressione morale, lo scoraggiamento, la testardaggine e la stupidita’. Un simbolismo che ancora oggi veleggia nella lingua e nei detti popolari da “essere testardo come un mulo” a “essere un asino” che nell’immaginario collettivo rimandano a persone ostinate o incapaci di volonta’. Per i piu’ piccoli queste caratteristiche si sono trasformate nelle doti negative di Pinocchio della favola di Collodi.

La presenza di un asino nel nostro mandala rimanda alla presenza di traumi ed elementi depressi che si rimescolano, che tentano di uscire fuori e avvertirci della necessita’ di superare e risolvere il nodo aggrovigliato di sentimenti ed emozioni negative. Se l’asino e’ fammina ed e’ bianco la sua accezione invece e’ totalmente positiva.

Testo originale del Natale e i simboli nel mandala del 2009 su www.mandalaweb.info

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