Castelpetroso, in Molise, ospita un Santuario dedicato all’Addolorata e legato a vicissitudini che ricordano molto Fatima la presenza di pastorelle, la visione condivisa persino da un vescovo e il miracolo come conferma della divina intercessione.
La chiesa fu edificata tra fine ottocento e seconda metà del novecento in stile Neogotico secondo i canoni dell’epoca, a pianta radiale, con sette cappelle una per ciascuno dei cosiddetti Dolori di Maria, più il centro con la cupola e la navata di ingresso con la facciata tripartita su cui sono innestati dei rosoni.
Tutta la costruzione ha un impianto mandalico basato su numeri e proporzioni che rimandano alla sacralità dello spazio e della ricerca di armonia in cui vivere e pregare.
Addentrandoci nella simbologia del numero e dei significati mistici scopriamo interessanti rimandi e riferimenti allegorici.
Il sette è il numero della conoscenza ma anche dei giorni della settimana, dei corpi celesti conosciuti nell’antichità e delle sette note musicali organizzatrici del sistema armonico dell’universo in cui tutto è numero. Nella teologia cristiana il sette è il numero della creazione del mondo in cui Dio si prese anche un giorno di riposo, è la somma del 3 e 4 dove alla Santa Trinità si associano i quattro Evangelisti, e nella stessa ottica si leggono le tre virtù teologali e le quattro virtù cardinali i cosiddetti Trivium e Quadrivium alla base degli insegnamenti medievali delle arti liberali.
Insieme alla navata si raggiunge il numero 8, il numero del compimento di un ciclo, del paradiso e dell’infinito associato alla Resurrezione di Cristo promette nuova vita e quindi rinascita e rinnovamento.
Se poi aggiungiamo il centro il numero diventa 9.
Un numero complesso il nove, con molte sfaccettature nella stessa visione cristiana.
Nel Vangelo è l’ora nona quella in cui Gesù rende lo Spirito, tutto finisce, sperimentando il senso dell’abbandono e della morte, così come nel Brahamanismo anche Vishnu si incarna nove volte per la salvezza degli uomini, secondo Dionigi l’Areopagita i cori degli angeli sono nove in misura della vicinanza a Dio, così come per Dante Alighieri nella Divina Commedia nove sono i gironi infernali, invece per Esiodo nove giorni e nove notti sono il tempo che separa il cielo dalla Terra e la Terra dell’inferno, ma non finisce qui, nove sono i giorni di ritiro e preghiera per ottenere benefici e grazia detti appunto “novena”, e nove giorni e nove notti dura il rito di purificazione e guarigione con il “sandpanting” dei Navajo, ma nove è anche il numero del miracolo, è il numero delle muse e delle sorelle di Morgana. In quasi tutte le culture il numero nove è sacro.
Quello che qui colpisce è il fatto che il numero nove sia anche il numero della Grande Dea Madre e questo aspetto, a mio parere, è legato a quell’archetipo di amore universale che offre tutto di sè per la vita degli altri qui interpretato da Maria Addolorata protesa ad offrire nel suo sacrificio di Madre, il Figlio, per la salvezza della vita spirituale di ogni essere credente, nella mitologia nativi americani la Donna Mais sacrifica se stessa e in altre mitologie la Donna antica offre qualcosa di molto prezioso, se non i suoi figli, direttamente la sua vita per la salvaguardia e la rinascita del mondo.
Il Santuario della Madonna dell’Addolorata non solo offre spunti di riflessione spirituale ma risulta essere un mandala di ispirazione cristiana con un fortissimo simbolismo nascosto nelle proporzioni e nelle strutture architettoniche. Ogni elemento in questa chiesa, come avviene nel mandala, è portatore di un senso, risponde ad una necessità pratica e riveste un significato sul piano teologico o spirituale con l’obiettivo di iniziare il visitatore ad un percorso interiore specifico e personale.

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