Camminando nel bosco durante il periodo autunnale, si incontrano spesso tronchi d’albero segati, pronti per essere raccolti dai guardaboschi. È affascinante fermarsi a osservarli. Quando guardiamo la sezione di un tronco, scopriamo una successione di cerchi concentrici, chiamati anelli di accrescimento, le tracce del tempo che si deposita nella materia e racconta la storia dell’albero. Ogni anello corrisponde a un periodo di crescita e porta con sé le condizioni in cui si è formato. La disponibilità d’acqua, le variazioni climatiche, le stagioni favorevoli e quelle più difficili contribuiscono a determinarne lo spessore e le caratteristiche. La storia dell’albero rimane così inscritta nel suo tronco, anche quando gli eventi che l’hanno accompagnata sono ormai lontani.
Questa immagine può ricordarci qualcosa anche della nostra storia. In occasione della ricorrenza dei defunti, torniamo spesso con il pensiero alle persone che ci hanno preceduto: genitori, nonni, familiari, amici e persone care che non sono più fisicamente accanto a noi, ma che hanno partecipato alla costruzione della nostra storia. Le famiglie da cui discendiamo, i legami che ci hanno accolto, le esperienze e le tradizioni che abbiamo ricevuto costituiscono una parte della nostra eredità. Anche se non abbiamo scelto le nostre origini, né tutto ciò che ci è stato trasmesso, siamo certamente i protagonisti delle nostre vite, chiamati a compiere le nostre scelte e a tracciare il nostro cammino. Eppure, non partiamo mai da zero, portiamo dentro di noi una linea del tempo fatta di presenze, ricordi, insegnamenti e anche assenze.
Come gli anelli di un albero, alcune di queste tracce sono facilmente riconoscibili, altre rimangono più nascoste. Ci sono ricordi che riaffiorano, storie che vengono tramandate, rituali che entrano a far parte del nostro quotidiano e gesti che ripetiamo senza sempre conoscerne l’origine. Ci sono anche vuoti che, pur appartenendo a ciò che non è più, continuano a far parte della nostra esperienza. La memoria, infatti, non conserva soltanto ciò che è stato, ma contribuisce a dare significato al nostro presente e a costruirne il senso identitario.
La sezione dell’albero richiama il mandala, con la sua struttura circolare, e ci offre un’immagine che ci avvicina a questa dimensione del tempo e della memoria. I suoi cerchi, le stratificazioni e le forme che si sviluppano intorno a un centro richiamano una continuità nella quale ogni parte partecipa alla configurazione dell’insieme, con un movimento di scambio infinito. Il mandala rappresenta le forze che attraversano l’universo, ma, soprattutto nella sua dimensione individuale, può anche richiamare i molteplici passaggi, le trasformazioni e le esperienze che compongono la nostra esistenza.
Come in un mandala e come negli anelli di un tronco, anche la nostra storia è fatta di pieni e di vuoti, di crescita e di cambiamento, di ciò che abbiamo ricevuto e di ciò che, a nostra volta, lasceremo. La memoria è un collante speciale e si inserisce là dove il vuoto sembra separare il presente dal passato, ricongiungendo ciò che apparentemente è distante. Ci accompagna attraverso una trama di eventi e relazioni nella quale possiamo riconoscerci e trovare conforto. Come in un cerchio, come in un mandala, dove l’inizio e la fine si incontrano e si integrano, dando origine a un’alternanza che non si sottrae al tempo, ma lo rende eterno.
Foto di copertina di Annalisa Ippolito



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