di Annalisa Ippolito

Siamo nel bel mezzo di una pandemia che ritorna a ondate, come una mareggiata si porta dietro stati d’animo e emozioni travolgenti. Oscilliamo tra ansia, insonnia, nervosismo, cattiva digestione, tristezza e paura, siamo di fronte a qualcosa di grande e incontrollabile ma soprattutto collettivo. Un evento che ci riguarda come individui e come società, per questo l’impatto è così forte. Perdiamo i nostri riferimenti, siamo come dei naufraghi su una zattera e ci domandiamo se reggerà, se arriveremo da qualche parte, se verremo trascinati dalle correnti e chissà sbattuti dove. Sopravvissuti ma fino a quando? Ci sarà qualcuno a salvarci, arriveremo vivi alla fine? Lo spettro di una morte alla quale non siamo preparati, non solo come persone ma pure come società (negli anni il culto della vita giovane, attiva, consumista, veloce e economicamente vincente ha screditato e sostituito una visione basata sui ritmi naturali, su valori e principi rispettosi e creatori di armonia tra umanità e natura e tra le comunità di persone) aleggia nei nostri pensieri. Anche in questo caso ci sentiamo impotenti, sopraffatti, instabili, proprio su quella zattera alla deriva. Cosa possiamo fare? Possiamo fare qualcosa?
Sì. Prima di tutto accettare che non possiamo controllare tutto quello che ci accade. Anche se potessimo, la situazione non cambierebbe in un battito di ciglia. Quindi è importante restare ancorati alla realtà. Alla quotidianità. Senza farsi sopraffare. Come? Come fanno i bebè che di fronte al mondo sconosciuto guardano una cosa per volta. Imparano a gestire la frustrazione di non avere quello che vogliono subito, ma sanno che chi si prende cura di loro li soccorrerà sempre. In qualche modo dobbiamo diventare genitori di noi stessi, partorire l’idea che siamo in grado di aiutarci e che, nelle situazioni più difficili, non c’è nulla di male a chiedere aiuto ai professionisti. Dal servizio pubblico, al privato, ai gruppi di auto-aiuto ci sono intorno a noi persone che sono preparate ad accompagnarci nei momenti più disperati. E questo è già confortante. In ogni caso tocca a noi la responsabilità del nostro benessere e della nostra pace interiore. E in buona parte abbiamo anche gli strumenti e le capacità per farlo. Come affrontiamo la vita dipende da noi. Il nostro atteggiamento ci porta a scegliere come vivere e quali risorse attivare. Non è facile, ma non è impossibile. Intanto ricordiamoci che benessere non significa assenza di emozioni negative o paura, nemmeno assenza di stress, significa organizzarsi per affrontarle. Significa abbassare il livello di tensione a uno stato accettabile, significa darci il tempo per sopportare una emozione per volta, un pensiero per volta lasciando fluire tutto quello che si muove nella nostra anima. In pratica bisognerebbe prendere una pausa dai nostri pensieri assillanti.
Per esempio affacciamoci alla finestra, ascoltiamo una musica piacevole, leggiamo una poesia, camminiamo (se possiamo) nei parchi, in campagna, in riva la mare; prepariamoci una tazza di tè godendoci ogni passaggio, aspettando che l’acqua si colori, che i profumi di diffondano nell’aria; sediamoci a respirare, sì esatto, focalizziamoci sulle respirazioni lente, profonde con il naso; meditiamo; raccontiamo una storia, leggiamo una favola non solo ai nostri figli ma a noi stessi; coltiviamo una pianta in un vaso; spegniamo la TV e ascoltiamo solo un tg al giorno, coloriamo un mandala.
Il mandala è un ottimo strumento per superare lo stress, per recuperare una certa serenità tornando al centro di se stessi, ritornando alla nostra essenza e recuperando il benessere. Come? Il cerchio attira la nostra attenzione e ci aggancia al momento presente, ora, adesso e quindi ci allontana dai pensieri più ansiogeni e pesanti. Creare un disegno all’interno del mandala ci ricorda che la vita è una offerta di possibilità senza limiti. Lì dentro possiamo creare un mondo intero, la fantasia e la creatività ci offrono infinite possibilità. Perché negare a noi stessi la speranza e il conforto di pensieri positivi se tutto è possibile? Quando scegliamo un colore noi agiamo, prendiamo una decisione, anche piccola ma lo facciamo, e in questo modo esercitiamo una libertà. Nel periodo storico-sociale che stiamo attraversando tra restrizioni e distanziamenti, obblighi e divieti esprimere una scelta è un atto benefico, oltre che un’esperienza di libertà noi esprimiamo un potere. Il potere di scegliere che poi in senso lato si può leggere in: “come vivere nelle ore più buie della vita”. Portare a termine il mandala comunica un senso di compiutezza, ci fa provare la gioia per aver terminato un lavoro e il senso di soddisfazione che ne deriva è sicuramente un risultato per uscire dalla zona grigia delle ansie e dalle paure.
Il mandala si presenta ancora una volta come un ottimo strumento di benessere. Però tocca a ciascuno e ciascuna di noi aiutarlo ad aiutarci.

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