“Da un lato esso simboleggiava l’aldilà: chiunque vi penetrava, grazie all’iniziazione, realizzava effettivamente un descensus ad inferos ovvero una morte seguita da resurrezione; ma rappresentava anche una difesa sia spirituale ( contro i demoni o gli spiriti maligni..) che materiale (contro i nemici o gli invasori)”.

Mircea Eliade

 

Il labirinto e il mandala sono due metafore del viaggio, della meditazione su se stessi del lavoro sulla propria interiorità.

Noto fin dall’antichità’ per essere un simbolo di viaggio, il labirinto condivide questo aspetto con il mandala.

In entrambe le immagini il percorso verso il centro, le prove che si susseguono sono un percorso di morte e rinascita. C’e’ di più, nell’antichità il labirinto e’ assimilato al ventre materno, dunque il labirinto diventa un percorso iniziatico, di vita e morte, di ritorno al e dal grembo della Dea Madre, la caverna al centro. Un’eco di queste credenze ha raggiunto tempi più recenti; tra le popolazioni dei nativi americani durante il parto fino alla metà del XX secolo e’ uso mettere una immagine di labirinto davanti alla puerpera per favorire la nascita e indicare la strada al nascituro.

Il labirinto diventa luogo speciale dove il misticismo raggiunge la sua espressione massima di unione e di difesa della sacralità, pur rimanendo un luogo oscuro, incomprensibile se non si conoscono i suoi codici e difficile da affrontare. Dunque il labirinto come il mandala tradizionale hanno un valore difensivo, destinati a quelle persone che sanno leggerli, applicando pazienza e dedizione, sono un luogo sicuro per pochi inaccessibile per molti. Entrambi rappresentano il percorso che conduce al cuore e al centro del mondo spirituale ultraterreno, per questo motivo e’ necessaria una certa preparazione per entrarci e tutto il coraggio di un eroe per uscirne. Il labirinto come il mandala ci attirano in un percorso verso l’infinito, l’universo che rappresentano, l’incognito e lo sconosciuto ultraterreno. Con il simbolo del viaggio che non solo e’ sinonimo di elevazione o di riflessione su se stessi, ma pure ricerca delle verità ultime.

I primi cristiani si riunivano nelle catacombe, un luogo oscuro, fatto di corridoi e cunicoli dove ripararsi  poter celebrare il loro culto e le radici di queste abitudini risiedono nella storia delle origini quando caverne e cunicoli non erano solo luoghi di sepoltura ma pure di culto. Certo un culto destinato solo agli iniziati, o gli eletti, o i convertiti coloro cui può essere rivelata la verità ma per questo ancora più rappresentativi della ricerca spirituale di ogni essere umano.

Come Teseo nel labirinto incontra il Minotauro così’ ciascun essere umano nel percorso di crescita e conoscenza di se’ incontra se stesso. Il Minotauro, non e’ solo l’allegoria delle nostre bassezze, degli istinti animaleschi o delle nostre paure e’ l’allegoria della discesa agli inferi che solo una volta affrontata permette di risalire, di riemergere e risorgere in qualche modo alla vita.

Entrare nel labirinto e’ come guardare gli abissi della nostra anima e allo stesso tempo scorgere in essi l’opposto, quel meglio di noi che non lasciamo emergere, quelle potenzialità’ che ci spaventano, che non siamo abituati a vivere.

Non a caso, nel Medio Evo il labirinto era  paragonato al pellegrinaggio in Terra Santa. I pellegrini, come un piu’ moderno eroe erano i temerari che affrontavano lunghi percorsi, non sempre facili o privi di rischi, per arrivare al Centro della cristianità, Gerusalemme. Come il centro del labirinto rappresenta la Città Celeste, così il centro del Mandala rappresenta il Palazzo celeste dove “abita” la divinità; in entrambi i casi raggiungere il centro, rappresenta la possibilità di salvarsi. Arrivare al centro significa accettare la sfida del viaggio una metafora della propria crescita personale, oppure la possibilità di trasformare in positivo la propria vita.  Per farlo e’ necessario affrontare il viaggio, mettersi alla prova, uscire dalla propria “zona di comfort” e a volte accettare l’aiuto come Teseo fa con Arianna e il suo filo. Ciascuno di noi può contare su dei “doni” preziosi portati dalla vita, la presenza affettuosa di qualcuno, l’amicizia vera, un aiuto professionale, le proprie capacità di relazione, di riflessione e soprattutto la voglia di vivere, di essere se stessi e perseguire proprio destino sono tutti “fili di Arianna” per realizzare l’uscita dal labirinto e la riuscita del mandala.

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