Il dono eccelso che di giorno in giorno
e d’anno in anno da te attesi, o vita
(e per esso, lo sai, mi fu dolcezza
anche il pianto), non venne: ancor non venne.
Ad ogni alba che spunta io dico: “È oggi”:
ad ogni giorno che tramonta io dico:
“Sarà domani”. Scorre intanto il fiume
del mio sangue vermiglio alla sua foce:
e forse il dono che puoi darmi, il solo
che valga, o vita, è questo sangue: questo
fluir segreto nelle vene, e battere
dei polsi, e luce aver dagli occhi; e amarti
unicamente perché sei la vita.
Ada Negri, Il dono

C’è un momento in cui non si aspetta più che arrivi qualcosa, ma si inizia a riconoscere ciò che è già presente. Il tempo non è lineare: gira, ritorna, cambia forma, come il corpo, come la vita.
Nella poesia Il dono, Ada Negri porta proprio lì: nel passaggio da ciò che manca a ciò che continua a scorrere, nell’alternarsi del paesaggio, nel sangue, nei gesti, nello sguardo. Non è nostalgia, è un moto di consapevolezza in cui il passaggio trasformativo non toglie nulla, anzi aggiunge: una certa calma, una composta lentezza che significa comunque movimento.
Come in un mandala, il fluire della vita diventa simbolo e chiave di un’immagine semplice ma piena, che permette di cambiare ritmo, direzione, accentuare il colore o diluirlo, ma continua sempre a circolare.

Copertina: collage di Annalisa Ippolito immagini dal web.