Nella tradizione culturale buddista, gli animali, reali o fantastici, sono veicoli d’elezione che accompagnano le divinità e i praticanti verso il centro del mandala, richiamando virtù, emozioni e capacità trasformative. In vista del 14 febbraio, giornata dedicata all’amore, approfondiamo la figura del cigno: un animale che anche nel mondo dei mandala incarna una storia millenaria di trasformazione e bellezza che attraversa i secoli e le latitudini.
Le sue tracce iconografiche sono antichissime: in Occidente i primi reperti risalgono al periodo cretese, oggi custoditi nei musei di Atene, mentre in Oriente il cigno abita le thangka indù e buddiste sia come veicolo che come accompagnatore sacro. Lo ritroviamo, ad esempio, tra gli otto uccelli posti sotto i piedi di Yamantaka Vajrabhairava, dove personifica il superamento dei poteri mondani trascesi attraverso la pratica spirituale. Questo legame con il divino prosegue nella mitologia greca, dove il cigno si fa solare guidando il carro di Apollo, ma anche profondamente terreno e sensuale nel mito di Leda e Giove, o come attributo di Venere; qui, l’animale funge da vero “maestro di cerimonie”, conducendo al carro della dea chiunque scelga di abbandonarsi ai piaceri dell’amore.
L’arte del Rinascimento ha poi esaltato il candore del cigno come simbolo della luce del giorno, contrapponendolo all’oscurità del corvo, un’alternanza tra bianco e nero che giunge fino all’arte contemporanea carica di nuovi significati mito-psicologici. In questa prospettiva, i due colori non sono più solo opposti, ma riferimenti all’ombra e alla luce che guidano l’anima nel suo percorso di individuazione, un concetto espresso magistralmente nell’opera di Hilma Klimt “Il cigno nero”.
Per i Celti e i Nativi americani, il cigno è invece un portatore di buona sorte grazie alla sua capacità di trasmutare, una resilienza che trova la sua narrazione più celebre nella fiaba del “Brutto anatroccolo” di Andersen. Qui, il piccolo emarginato, bullizzato da un ambiente tossico che non ne riconosce il valore, riesce a trasformare il proprio senso di inadeguatezza in una rinascita elegante, riscoprendo la sua vera identità di cigno. Questa pienezza dell’essere apre naturalmente al tema dell’amore: se nel quotidiano il cigno è simbolo di fedeltà e cura della prole, la sua valenza mitologica più profonda risiede nella musicalità. Associato alla Musa della poesia, l’animale ci ricorda che l’amore è una forza capace di elevare un canto che, come vuole la leggenda, si fa più potente, alto ed emozionante proprio nel momento del passaggio finale.
Per fonti e bibliografia contattami a annalisa@mandala.click



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