di Annalisa Ippolito

Questo mese, dedicato ai fiori e alla fioritura, non poteva mancare un approfondimento su Kathy Klein e i suoi danmala di fiori. Oggi, tra scarse notizie e poca presenza sui social, il percorso artistico di Klein – durato circa un decennio – resta affascinante e fonte di ispirazione.

Kathy Klein, artista dell’Arizona, ha rinnovato il concetto indù di mandala trasformandolo in danmala, “il dono di cerchi di fiori”, una parola creata dall’unione di due termini sanscriti: dan (donatore) e mala (ghirlanda). Usando materiali naturali raccolti sul posto – petali, foglie, semi, pigne, conchiglie, frammenti di paesaggio – crea composizioni geometriche che si collocano tra arte rituale, meditazione e land art.

Ogni danmala nasce da un processo contemplativo: “La mia mente è completamente in pace… le mie mani sono felicemente impegnate nel processo”, afferma Klein. Il risultato è una forma di bellezza effimera: dopo la creazione e la fotografia, l’artista si allontana, lasciando che il tempo e gli elementi completino l’opera.

Il loto, la geometria sacra e la natura vivente sono al centro del suo simbolismo. Il suo primo mandala, creato nel 2010 nei “Giardini Amati”, la fattoria di famiglia, fu una spontanea offerta di gratitudine per un raccolto particolarmente ricco. Da allora, le sue opere – spesso caratterizzate da palette armoniche di arancio e acquamarina o da vibranti rosa e viola – sono divenute un modello di arte silenziosa e sacra.

Per Klein, “i mandala sono profondamente radicati nella nostra coscienza collettiva” e riflettono il Sacro insito nella perfetta geometria della natura. Guardare i suoi danmala significa entrare in relazione con la precarietà e la grazia, riconoscendo la bellezza proprio nel suo svanire. Come i mandala di sabbia che i monaci restituiscono al fiume, anche i fiori di Klein sono offerti al vento, al tempo, alla stessa natura che li ha generati. Ogni composizione diventa un esercizio di presenza e di distacco: un allenamento silenzioso alla consapevolezza che tutto nasce, fiorisce e ritorna. In questo ciclo infinito di creazione e dissoluzione, l’effimero non è una perdita, ma una promessa di rinascita.

Kathy Klein