di Annalisa Ippolito

“La gentilezza in parole crea fiducia;
la gentilezza in pensiero crea profondità;
la gentilezza in dono crea amore”.

Lao Tzu

La gentilezza, in quest’epoca segnata da crisi sociali ed ecologiche, riemerge come necessità vitale e non come virtù marginale. Disprezzarla non è soltanto un errore etico: è un rischio per la salute delle relazioni e per l’equilibrio della collettività.

Come osserva il filosofo Aristotele, nella sua Etica Nicomachea, la mitezza si colloca nel giusto mezzo tra l’ira incontrollata e la passività servile. Etty Hillesum, scrittrice olandese deportata ad Auschwitz, parlava della gentilezza come di una “forza senza durezza, amore senza collera”. Inoltre, da Siddharta a San Francesco, da Lao Tze a Gandhi,  tutte queste figure hanno attraversato la storia dell’umanità mostrando come  il vero potere nasca dal rispetto, dalla cura e dalla capacità di armonizzare il rapporto tra sé e il mondo. 

Le neuroscienze oggi confermano ciò che le tradizioni spirituali intuivano: gli atti gentili riducono lo stress, abbassano i livelli di cortisolo, stimolano serotonina e ossitocina, rafforzano il sistema immunitario e creano reti di fiducia. Come onde concentriche nell’acqua, la gentilezza si propaga ben oltre chi la compie, generando un effetto moltiplicatore sul tessuto sociale.

Nell’arte sacra buddhista, il mandala rappresenta la mappa di un cosmo ordinato: dal centro, nucleo di quiete e consapevolezza, si irradiano forme e colori che organizzano lo spazio in armonia. Così la gentilezza, se coltivata al centro della nostra interiorità, si espande verso ogni essere vivente. Nella spiritualità dei Nativi americani, il cerchio sacro abbraccia anche la Terra: la gentilezza è rispetto per ogni creatura, custodia delle risorse e scelta di vivere con consumi più sobri, in reciprocità con il pianeta.

Praticare gentilezza è, come costruire un mandala, un gesto concreto e rituale: comincia dall’autocompassione, prosegue nei piccoli atti quotidiani, si compie nell’ascolto autentico e nell’aiuto disinteressato. È un’arte che unisce interiorità, comunità e natura, ricomponendo il disegno armonico dell’umanità e ricordandoci che ogni gesto è un frammento di un’opera più grande.

Copertina : Mandala di Annalisa Ippolito, 2009